La raffinata arte del wrestling

Nel wrestling ogni singolo elemento è importante per la buona riuscita di un incontro ed ovviamente le capacità atletiche dei vari lottatori sono l’aspetto che salta subito all’occhio non appena il suono della campanella dà il via al match.

Infatti, anche chi segue da poco la disciplina riesce a distinguere i vari stili di lotta che gli vengono presentati, seguendo scambi più o meno articolati: spettacolari, tecnici o di forte impatto.

Tuttavia, quella che definiremo per comodità l’ estetica, non è il solo ingrediente fondamentale nella creazione di un match; infatti, per far sì che il pubblico trovi interesse in un incontro, occorre una costruzione solida, basata su una storyline ben curata, portata avanti con promo capaci di catturare l’attenzione di chi ascolta e di coinvolgere i telespettatori ed il pubblico nelle arene anche sul piano emotivo.

Ma non è tutto.

Un elemento che ahimè viene troppo spesso sottovalutato dai fan è la psicologia, cioè ciò che i lottatori vogliono raccontarci durante lo svolgimento del match.

Si tratta di un aspetto molto raffinato che va a lavorare in modo diretto sulla mente degli spettatori e che funge come cesellatura a tutto il lavoro fatto sul ring dai vari performer coinvolti, arbitro compreso.

La psicologia è quell’elemento chiave che serve a rendere un match credibile e porta i fan a tifare per un lottatore piuttosto che per l’altro.

Un esempio?

Prendiamo gli FTR e notiamo come nei loro match si concentrino molto nell’indebolire in modo costante gli arti (in particolar modo le gambe) e la schiena dei loro avversari, tramite molte manovre di sottomissione alternate a colpi ben assestati nei punti resi volutamente più vulnerabili durante lo svolgimento della contesa.

Questo innesca in modo naturale un meccanismo per il quale gli spettatori sono portati a credere che se l’avversario degli attuali campioni di coppia non riuscirà a dare il tag al suo partner, la sconfitta sarà per lui inevitabile.

A tutto questo va aggiunto l’atteggiamento provocatorio e spesso scorretto dei due, che molte volte approfittano della distrazione dell’arbitro per infierire ulteriormente sull’avversario, a volte anche illegalmente, sfruttando ad esempio le corde per applicare più pressione durante alcune manovre.

Potremmo fare altri mille esempi, come Jon Moxley che lavora ripetutamente sul braccio recentemente operato di Brian Cage o un Brodie Lee che, con la sua potenza fisica e la sua furia, distrugge in pochi minuti Cody diventando il nuovo campione TNT con una vittoria a dir poco schiacciante.

La lista sarebbe davvero troppo lunga per contenere tutti gli esempi che possono aiutare a comprendere meglio l’utilizzo della psicologia all’interno di un match, quindi, la cosa migliore da fare è quella di osservare ogni contesa con attenzione per cogliere tutti gli aspetti che entrano in gioco, comprese le più piccole sfumature, come le espressioni del viso dei lottatori, il loro atteggiamento, le reazioni dell’arbitro ecc…

Come si dice: il mare è formato dal miliardi di gocce ed ognuna di esse ha la stessa importanza.

Quando guardiamo un match, siamo inevitabilmente catturati dalla spettacolarità delle azioni, dagli impatti violenti e dalle manovre che ci tengono sempre con il fiato sospeso, ma quello che vorrei invitare a fare, (soprattutto a chi si avvicina ora a questa disciplina e desidera conoscerla e capirla sotto diversi aspetti), è osservare tutto ciò che accade dentro e fuori dal ring.

Prestate attenzione ai dettagli e vi accorgerete di quante sfumature è composto un match e di quanta raffinatezza e cura si nascondono dietro ciò che vediamo.

Ogni match è come il capitolo di un libro: parte del meraviglioso ed infinito romanzo del professional wrestling che nasce e si conclude tra il suono di due campanelle.

Bennie