Il Futuro del Pro Wrestling

La AEW guarda al futuro strizzando l’occhio al passato

La All Elite Wrestling, fin dalla sua nascita, ha rappresentato un’ondata di aria fresca in un mondo, quello del wrestling mainstream, che era ormai diventato decisamente poco entusiasmante, apatico e stantio.

Si è fatta portabandiera di un vero e proprio moto rivoluzionario che ha riportato i fan della disciplina a rivivere con passione le storie ed i grandi incontri che nascono e si sviluppano all’interno del quadrato.

Il segreto che ha portato a questa ritrovata passione e a questo rinnovato amore da parte dei fan, ma anche da parte di alcuni lottatori che nel corso di questi ultimi anni hanno faticato ad apprezzare questo sport, sta nel guardare al futuro, senza però dimenticare alcuni aspetti che rappresentano da sempre le fondamenta sulle quali si basano ottimi match e show importanti.

Sicuramente, la presenza di grandi nomi e grandi campioni all’interno del roster AEW, come Chris Jericho, Kenny Omega, Dustin Rhodes, Jon Moxley, Cody, Adam Page, gli Young Bucks e molti altri, ha dato molta visibilità alla federazione di Jacksonville, soprattutto durante il suo periodo di presentazione, quando ancora non si sapeva per certo quale direzione avrebbe preso la gestione degli show, dei booking e di tutto ciò che ne consegue; lo “star-power” insomma, è stato di fondamentale importanza. Tuttavia, non è stato questo il segreto del successo della All Elite.

Ciò che ha veramente fatto la differenza fin dall’inizio, è stata la presenza di molti lottatori giovani, o comunque sconosciuti al grande pubblico, che hanno finalmente trovato nella compagnia presieduta da Tony Khan, una vetrina di portata mondiale nella quale poter metter in mostra, finalmente, le loro abilità di atleti e performer ed il loro valore come professionisti.

In AEW abbiamo infatti avuto la possibilità e la fortuna, di scoprire (o riscoprire) talenti come Sammy Guevara, Darby Allin, MJF, i Lucha Bros, Orange Cassidy, gli SCU, Kip Sabian, Hikaru Shida, Bea Priestley e molti altri che prima, per ragioni a noi ignote, non erano mai riusciti a farsi conoscere dalla massa ed erano riconosciuti solo a livello di indies o da un ristretto pubblico di nicchia.

Questa nuova esposizione mediatica, soprattutto per i talenti più giovani, è stata affiancata ad un lavoro minuzioso e ricercato che la All Elite è riuscita portare avanti, affiancando loro dei coach di rilievo e dei mentori che sono stati e sono tutt’ora di vitale importanza e di impatto per lo sviluppo non solo della tecnica e del lottato, ma anche del lavoro in qualità di performer completi e mai banali.

In tal senso, l’esempio più lampante lo abbiamo visto e continuiamo a vederlo con Chris Jericho e Sammy Guevara, che nel corso delle settimane si sta rivelando il vero astro nascente; la punta di diamante della federazione.

Ma tanti sono i coach, tanti i talenti e tanti i progetti che si stanno sviluppando in quello che possiamo definire, anche se forse non è ancora il termine più corretto da utilizzare, il nuovo “dojo” targato All Elite Wrestling.

Una buona ricetta però non è fatta solo da un buon ingrediente ed infatti, la AEW sta trovando, anche grazie ad una particolare attenzione che riserva alle richieste dei fan, una formula speciale che mescola a questa cura dei talenti più giovani, una buona dose di amore per il passato.

Un esempio?

Beh, nel corso delle settimane abbiamo visto come in molti match ci sia uno storytelling ben strutturato, pulito e lineare, capace di tenere il pubblico presente nelle arene sempre reattivo ed i fan da casa incollati allo schermo. Prendiamo in analisi uno a caso tra i match che abbiamo visto durante l’ultima puntata di Dynamite, dello scorso mercoledì 22 aprile 2020 (andata in onda a porte chiuse): Jimmy Havoc vs. Orange Cassidy. Durante l’incontro, abbiamo visto come Havoc si sia concentrato nell’indebolire gli arti superiori di Cassidy, in particolare la mano, lavorando con insistenza sulle dita e sul polso.

Questo tipo di azione, non risulta certo visivamente spettacolare, ma è in grado di raccontare una storia che proseguirà poi lungo tutta la durata del match (salvo interruzioni, come è poi è accaduto in questo caso, favorendo la vittoria del Freshly Squeezed, che in realtà ha subito le sottomissioni ed i colpi di Havoc per quasi tutta la contesa).

Questo tipo di lavoro che porta i fan a credere che prima o poi Cassidy arriverà probabilmente a cedere durante una mossa di sottomissione al braccio che coinvolge in modo particolare la mano è ciò che rende l’incontro tecnico ed appunto molto credibile.

Tutto ciò è frutto di una ricca eredità che ci arriva dal passato, dove lottatori come Brett e Owen Hart, Kurt Angle, William Regal, Chris Benoit e molti altri hanno fatto dello stile tecnico il loro marchio di fabbrica, dando vita a match indimenticabili e ad un periodo d’oro per questa disciplina che tutti noi fan, vecchi e nuovi, portiamo nel cuore.

Con match strutturati seguendo l’esempio di grandi leggende come quelle sopra citate, la AEW sta dimostrando quanto sia molto semplice creare qualcosa di nuovo e godibile senza in realtà inventarsi nulla che non sia già stato fatto in precedenza.

La missione che da sempre si è posta la All Elite fin dagli albori è quella di riportare il pro-wrestling agli sfarzi di un tempo facendosi forza non solo di grandi campioni, ma anche e soprattutto di giovani e straordinari talenti che negli anni potranno diventare i campioni e le leggende del futuro, creando una linea di continuità con il passato che non deve assolutamente essere dimenticato, ma anzi, sfruttato al meglio.

Una missione che sta senza dubbio riuscendo e che, ci auguriamo, la AEW continuerà a portare avanti rendendola finalmente una realtà solida e sulla quale potremo sempre contare.

Bennie